Veritas rerum

13 NOV 10
Ultimo aggiornamento: 14:46 | 16 AGO 20
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Il Direttore, chiude o schiude: "Il tempo non lavora per il Cav., cosìsembra". Ci sta che la sua spavalda cocciutaggine, se non altro, seminiincertezza e sgomento nel campo avverso. Era chiaro che la battaglia per ilcambiamento strutturale e la modernizzazione dello stato, il Cavaliere,l'avesse pensata e impostata coi metodi di chi vuole salvare e rilanciareun'azienda in grave difficoltà. Credeva, una volta nominato AD dallamaggioranza dei soci, gli elettori, d'essere in grado di attuare il suopiano industriale. Per lui, era quasi incomprensibile che i salvandi vi siopponessero a tutti i costi e che la volontà espressa dalla maggioranza deisoci non gli conferisse anche gli strumenti necessari per agire. Pur nonessendo completamente digiuno di politica, non era nelle sue possibilitànative affrontarla e gestirla con metodi andreottiani. Le occasioni peradottarli, pensiamo ai rapporti con Scalfaro, a quelli con Casini e Follinie con lo stesso Fini, non sarebbero mancati, mancavano invece, laattitudine, la sottigliezza subdola, il godimento dell'intrigo e laspregiudicatezza di comportamento necessaria. Già. Non ha tenuto conto delpotere reale, d'interdizione e di manovra, di interessi e di compiacenze che avevano in mano i soci di minoranza. E' stato un handicap politico, certo,ma il fatto significativo è quello della riprova della menzognacostituzionale che attribuisce a parole la sovranità al popolo,negandogliela nei fatti. Oddio, c'è poco da indignarsi, è sempre statocosì. Dalle prime città stato ad oggi il potere, per necessità, è statooligarchico ed oligarchiche le sue varie componenti. Tutta la lotta politicasi riduce a quella per entrarvi dentro e per prevalervi. All'uopo, i mitidel "popolo", "del sociale", "della morale", "dell'uguaglianza", "dellagiustizia", "del progresso" "dei diritti" ecc..., vengono, disinvoltamente,trasversalmente usati. E così sia.